Michael Berg

L’inizio del mese, Rosh Chodesh o Nuova Luna, è un momento molto importante, perché la consapevolezza che avremo in quelle prime 24 ore è ciò che potremo manifestare durante il mese. Pertanto, è importante quando entriamo in ogni nuovo mese comprendere ciò che è a nostra disposizione in modo che possiamo risvegliare quella consapevolezza. E così, mentre entriamo nel mese del Cancro, o Tammuz, vogliamo sapere quali doni sono disponibili, e sapere dove focalizzare la nostra attenzione.

In The Book of Formation, il Libro della Formazione, una delle più antiche opere kabbalistiche, scritta da Abramo, il Patriarca, parla delle diverse energie di ciascuno dei dodici mesi, spiegando che ciò che è unico nel mese del Cancro è che gli occhi, la capacità di vedere, sono stati creati durante questo. Ovviamente, quando si parla di visione, non si tratta semplicemente della capacità fisica di vedere; c’è qualcosa di più profondo e più importante dietro questa comprensione. Pertanto, mi piacerebbe condividere un’idea della visione spirituale e di come possiamo guardare le nostre vite in modo diverso rispetto a quello attuale.

Mi riferisco alla storia contenuta nella porzione della Torah, Shlach Lecha, che tratta  delle 12 spie. Quando gli Israeliti lasciarono l’Egitto, arrivarono al confine della terra chiamata Israele, e inviarono dodici spie in modo che potessero tornare a riferire su quel territorio. Dieci delle dodici spie tornarono dopo quaranta giorni e riferirono cose terribili: le persone che vivevano lì erano giganti, molto più forti degli Israeliti, e non avrebbero mai permesso agli Israeliti di vivere lì in pace. Quindi, dicevano che per loro   non era una buona idea cercare di entrare in quella terra. E come molti di noi sanno, la maggior parte degli Israeliti credette alle dieci spie che avevano detto cose cattive e decisero di non entrare. Nessuno di quella generazione mise mai realmente piede nella terra di Israele.

Pertanto, voglio concentrarmi su una domanda che i kabbalisti si pongono. Le spie furono mandate da Mosè per tornare con un rapporto, e quello che riferirono fu assolutamente la verità; queste persone erano dei giganti e impossibili da sconfiggere. Le persone che vivevano in quella terra non avrebbero permesso a questo grande gruppo di persone di entrare e vivervi in pace. Quale era, allora, lo scopo di inviare le spie se Mosè sapeva che il loro rapporto era veritiero e che sarebbe stato un compito impossibile?

La risposta che i kabbalisti danno riguarda non solo quella storia, ma, soprattutto, la nostra vita. Ognuno di noi viene in questo mondo per compiere certe cose e per influenzare un certo numero di persone. Forse è solo la nostra famiglia, forse è il nostro gruppo di amici, o forse è ancora più estesa, ma ognuno di noi ha un lavoro in questo mondo specifico per compiere il quale la sua anima è venuta, un compito che non può essere realizzato da nessuna altra persona. Come giungiamo a vedere quale sia questo compito, lo scopo della nostra anima? Come facciamo a sapere se stiamo andando nella giusta direzione?

I kabbalisti ci dicono che se capiamo che lo scopo della nostra anima in questo mondo ci sembra possibile, se crediamo di avere la saggezza, i mezzi e l’abilità per raggiungerlo, allora quello non è il nostro scopo. Perché lo scopo per cui siamo venuti in questo mondo, se lo vediamo dal livello dove siamo adesso, dovrebbe sembrarci quasi impossibile da realizzare. Se pensiamo di capire perché siamo qui e pensiamo di poter vedere come farlo, ci sbagliamo. Avere una vera visione del nostro scopo significherà che chiediamo: “Come posso riuscirci? Anche se sento che è il mio scopo, non vedo come raggiungere la capacità per farlo. “Se ci facciamo queste domande, allora siamo sulla strada giusta, perché ciò di cui abbiamo bisogno per raggiungere lo scopo per cui siamo venuti in questo mondo è molto più grande delle nostre attuali capacità.

Tornando alla storia delle spie, ci poniamo la domanda, perché Mosè avrebbe mandato le spie per poi tornare con un rapporto che sapeva sarebbe stato impossibile? Perché voleva dire agli Israeliti e a noi: “Guarda la tua vita, guarda il tuo scopo, e chiediti sempre, ‘Perché sono qui?'” E se abbiamo una visione di questo, e pensiamo che sia fattibile, e non impossibile, allora non stiamo andando nella giusta direzione; qualunque sia il nostro scopo, sarà opprimente oltre misura, ed è per questo che le spie avevano bisogno di tornare dagli Israeliti e dir loro: “Questa è un’idea meravigliosa. Questo potrebbe anche essere il motivo per cui siamo in questo mondo, ma non possiamo realizzarlo”. Perché se lo avessero fatto, allora avrebbero scavato più a fondo in se stessi e nella loro connessione con la Luce del Creatore, e sarebbero stati in grado di scoprire nuove forze, abilità e saggezza. Tuttavia, disero che era stravolgente e, quindi, rinunciarono. Questo fu ed è l’errore; il loro sucessivo pensiero avrebbe dovuto essere il motivo per cui erano in questo mondo, e poi, trovare la forza, la connessione e la saggezza per realizzarlo.

Uno dei modi per sapere veramente se una cosa è il nostro scopo è chiederci se la sentiamo impossibile da realizzare. Se qualcosa sembra che non abbiamo le capacità per farla, allora probabilmente abbiamo ragione che è il nostro scopo. Ma se lo guardiamo e diciamo: “Ecco perché sono qui. Certo, mi ci vorrà un pò di tempo, ma lo farò”, allora non stiamo vedendo la visione totale dello scopo della nostra anima. Questa è la visione che vogliamo veramente avere e a cui possiamo attingere durante questo mese del Cancro. Vogliamo essere in grado di vivere ogni singolo giorno della nostra vita con la consapevolezza che stiamo, almeno, andando nella direzione per adempiere lo scopo della nostra anima in questo mondo, uno scopo che è unico e solo per noi. E avere la visione di questo scopo, se lo chiediamo, è il dono che possiamo ricevere nel mese del Cancro.