Michael Berg

Apprendiamo nel Talmud Eser HaSefirot (Le Dieci Emanazioni Luminose) che ci sono Dieci Sefirot e Cinque Mondi, e ognuno dei mondi ha Cinque Mondi al suo interno e ogni Sefira ha dieci Sefirot al suo interno. Rav Ashlag dice che questo continua all’infinito; in ogni mondo c’è una quantità infinita di mondi e in ognuno di quei mondi c’è una quantità infinita di mondi, e così via. Quindi, perché il Creatore ha creato i mondi in questo modo? Perché ci sono, letteralmente, una quantità infinita di mondi?

Si dice, e anche il Ramchal lo cita, che lo stato finale della conoscenza è arrivare alla comprensione che in realtà non sappiamo nulla, che non importa ciò che abbiamo imparato finora, non importa ciò che abbiamo capito finora, è davvero nulla rispetto alla comprensione finale. E l’unico modo in cui il nostro lavoro spirituale rivela in realtà la Luce è se, con tutto il lavoro che facciamo, ci sia, poi, un rimpicciolire noi stessi.

Pertanto, l’Arvei Nachal usa un esempio del Maggid di Mezeritch, il quale spiega come cresce la vegetazione. La Luce per la crescita esiste in tutta la terra; tuttavia, ci deve essere una riduzione di quella Luce affinché si manifesti nella vegetazione. Tutta questa Luce deve essere riunita in un unico punto, e quindi può divenire un albero. Pensiamo che un albero cresca quando prendiamo un seme e lo mettiamo nel terreno, ma il Maggid di Mezeritch ci dice che non è così. La verità è, ci dice, che la terra ha la capacità di creare alberi ovunque, ma ci deve essere una riduzione della Luce della terra in un punto specifico, e questo è il seme. Quindi, prende tutto il potere di crescere da tutta la terra circostante e cresce.

Ma sappiamo che non basta mettere un seme nel terreno. Se il seme non viene aperto o deteriorato, nessun albero potrà crescere da esso. Se lo strato attorno al seme rimane forte, allora non sarà mai in grado di attingere al potere spirituale di crescita che ha la terra. Quindi, per prima cosa, il guscio attorno al seme deve essere rotto, e poi potrà attingere alla Luce che lo circonda nella terra. La terra ha il potere di far crescere, il seme ha il potere di attrarre quella Luce e creare un albero, ma finché lo strato esterno al seme, rimane intatto, non potrà accadere nulla.

E lo stesso vale per noi; tutto il lavoro spirituale che facciamo può essere paragonato alla Luce di crescita che esiste nella terra. Ci deve essere una rottura del nostro guscio prima che venga rivelata qualsiasi Luce. Quindi, dopo ogni lavoro spirituale che facciamo, dobbiamo avere il risveglio anche se in realtà non abbiamo fatto nulla. Certo, non è che letteralmente non abbiamo fatto nulla, ma è importante capire la differenza. C’è una persona che in realtà non ha fatto nulla, poi c’è una persona che fa il suo lavoro spirituale e sta crescendo, ma connettendosi al mondo spirituale vede che, rispetto a dove ha bisogno di essere, non ha fatto nulla.

È come la parabola del verme di Rav Ashlag e la mela marcia. Il verme pensa che la sua vita sia così oscura e putrefatta, ma mentre mangia, attraversa strati e inizia a vedere la luce, fino a quando raggiunge la buccia finale della mela e vede il grande mondo là fuori, rendendosi conto che la vita non è buio né marcio. Questo è lo stesso processo che dobbiamo attraversare costantemente nel nostro lavoro spirituale. Se stiamo facendo correttamente il nostro lavoro spirituale, significa che stiamo passando da un livello all’altro, e che quando arriviamo al livello successivo, guardiamo indietro a ciò che abbiamo realizzato e vediamo che era così piccolo.

Immagina di scalare una montagna sulla quale, ogni volta che arriviamo a un certo livello, non vediamo mai la cima, ma sappiamo che è lì, quindi saliamo di 100 piedi e vediamo il livello successivo che dobbiamo scalare per salire a quel livello, e così via. Se stiamo facendo correttamente il nostro lavoro spirituale, questo è quello che vedremo per tutto il tempo nella nostra vita. Quindi, quando Ramchal parla dell’idea che lo stato ultimo della conoscenza arriva dalla comprensione che in realtà non sappiamo nulla, ciò non significa che non studiamo e non lo sappiamo letteralmente; significa che una persona che svolge un lavoro spirituale deve rendersi conto di non aver fatto nulla rispetto a dove avrebbe bisogno di essere.

Ogni Sefira, come abbiamo detto, ha dieci Sefirot al suo interno, e ognuna di esse ne contiene altre dieci, e così via. Perché? Perché ora capiamo che ogni parte del lavoro spirituale che facciamo ci porta da un posto all’altro; quando una persona si eleva spiritualmente, passa da una Sefira alla successiva, da un mondo all’altro. E se facciamo il nostro lavoro spirituale, vedendo il livello successivo, vedendo quanto dobbiamo andare ancora oltre, guardiamo indietro e diciamo: “Non ho davvero fatto nulla rispetto a quello che devo fare”, se questa è il nostro costante pensiero e ci viene costantemente mostrato la grande distanza del prossimo livello, significa che stiamo crescendo spiritualmente.