Michael Berg

La porzione di Ekev riprende l’inizio di Devarim, quando Mosè sta per lasciare questo mondo. In essa, ci viene insegnata un’importante lezione spirituale.

Mosè dice che dopo che una persona mangia o prende parte a qualsiasi cosa di questo mondo fisico, dovrebbe benedire Dio – uverachta et Hashem eloheicha. Durante le preghiere – anche il kaddish, preghiera molto potente – parla delle benedizioni da dare al Creatore. In termini religiosi, le persone comprendono questo concetto di benedizione come un modo per ringraziare. Ma i kabbalisti affermano che il Creatore certamente non ha bisogno dei nostri ringraziamenti. Quindi, qual è la comprensione più profonda di questo concetto del benedire il Creatore?

C’è una spiegazione data dal kabbalista Rabeinu Bachai che ci dice che l’antica parola ebraica brachah può significare “benedizione”, che è poi il modo in cui è tradotta letteralmente, ma significa anche “aggiunta” o “fare di più;” che significa che noi, attraverso le nostre benedizioni e preghiere, aggiungiamo o diamo più potere alla Luce del Creatore. E questo è il segreto: cioè attraverso le nostre preghiere e benedizioni, in realtà diamo forza e potenza alla Luce del Creatore.

Rabeinu Bachai cita una storia del Talmud in cui Ismaele il Sommo Sacerdote entrò nel Santo dei Santi, nel Tempio di Gerusalemme, e il Creatore va da lui e gli dice: “Ismaele, figlio mio, dammi una benedizione”. Cosa significa che il Creatore chiede ad un uomo di dargli una benedizione? Perchè il Creatore potrebbe aver bisogno di una benedizione? Il segreto di questa interazione, come ci insegna Mosè nella porzione Ekev e come ci dice Rabeinu Bachai, è che quando diamo una benedizione al Creatore, essa aggiunge forza e spirito di santità ai Mondi superiori. E le nostre benedizioni, quindi, fanno sì che il mondo riceva più della Luce del Creatore.

Dice anche che il Creatore desidera e brama ardentemente le nostre preghiere. Tuttavia, il Creatore sa già cosa ci manca o di cosa ognuno di noi ha bisogno; come tale, qual è lo scopo di pregare per qualcosa che il Creatore già conosce? Cosa significa che il Creatore desidera la nostra preghiera? Tornando a ciò che ho menzionato prima, il segreto deriva dalla parola brachah, che deriva da una parola che è come una “sorgente” – e crea di più. Significa che noi creiamo di più.

Questo, dice Rabeinu Bachai, è il segreto del concetto di benedizione e preghiera. Che non è, ancora una volta, ringraziare. Non è ricordare al Creatore cosa ci manca. Ma noi, attraverso le nostre benedizioni, le nostre preghiere e il nostro lavoro spirituale, diamo effettivamente al Creatore la capacità di far risplendere la Luce e le benedizioni nel nostro mondo.

Per approfondire un pò questo concetto, lo scopo del nostro lavoro spirituale è quello di creare canali attraverso i quali la Luce che esiste e vuole essere rivelata, può scendere. Immagina un’enorme torre piena d’acqua e una città con migliaia di persone assetate, ma nessuno pensa di collegare dei tubi attraverso i quali l’acqua può scorrere giù dalla torre verso la città. Così è il nostro mondo oggi. L’acqua rappresentail nostro appagamento, e ciò che non c’è – o sicuramente non è abbastanza – sono i canali e i percorsi attraverso i quali la Luce può fluire nel nostro mondo.

Quando preghiamo, quando stabiliamo una connessione spirituale, ciò che stiamo facendo è creare una nuova condotto attraverso il quale la Luce può fluire nelle nostre vite e nel mondo. E così, quando Mosè dice agli Israeliti che il loro lavoro spirituale è uverachta et Hashem eloheicha – dare l’abilità a Dio – sta dicendo che il Creatore vuole dare, ma non può. Perché solo noi possiamo creare quei condotti.

È una comprensione così bella e potente del nostro lavoro spirituale. Il Creatore desidera le nostre preghiere, perché la Luce vuole scendere e colmare il nostro bisogno o la nostra mancanza, ma, senza le preghiere, non c’è un canale per la Luce. Quando una persona prega con la giusta consapevolezza, ciò che fa è creare un nuovo percorso in modo che la Luce, qualunque sia la cosa per cui sta pregando, abbia uno spazio dove fluire. Questo è lo scopo della preghiera. Questo è lo scopo delle benedizioni. Ogni volta che una persona manda una benedizione apre un nuovo percorso.

“Creerò un nuovo percorso attraverso il quale la Luce del Creatore può entrare nella mia vita e in questo mondo”. Con questa comprensione ci viene ancora chiarito che il nostro lavoro non è così difficile; noi non stiamo creando Luce, non stiamo creando appagamento, perché tutto ciò esiste già. Tutto quello che dobbiamo fare è aprire i canali. Creare l’acqua è molto più difficile che raccogliere l’acqua, e tutto ciò che dobbiamo fare è praticare un piccolo foro nella torre in modo che l’acqua fuoriesca. Con questa consapevolezza, comprendiamo che non esiste una piccola azione. Ogni preghiera, connessione e azione di condivisione apre quel condotto.