Karen Berg

Ho imparato molte lezioni nella mia vita, ma una delle più importanti è non dare troppa energia a un singolo momento. Perché è solo un capitolo, non tutto il libro.

La maggior parte di noi guarda alla propria vita come a tanti piccoli frammenti. Non è facile fare un passo indietro rispetto al momento presente e vedere il quadro più ampio. Eppure, questo è un modo meraviglioso per raggiungere la saggezza. Questo è stato anche il test di Giuseppe. Nella porzione biblica della scorsa settimana abbiamo visto Giuseppe in grande disperazione, quando fu venduto come schiavo. Questa settimana, Giuseppe è euforico quando lè liberato dalla prigione per diventare il principale consigliere del Faraone. In Miketz, vediamo Giuseppe elevarsi dalla schiavitù alla regalità. In un attimo siamo in difficoltà e giù di morale. Nel momento successivo, le cose ci sembrano buone, e allora siamo felici. Questa è la gamma di emozioni umane con i suoi alti e bassi.

Giuseppe trascorse 10 anni in prigione per un crimine che non aveva commesso, e poi due anni extra, perché aveva perso la certezza che la Luce Divina fosse la fonte della sua libertà. Alla fine, era difficile per Giuseppe pensare che la sua prigionia fosse in sè una benedizione. Eppure, era esattamente così. Per Giuseppe, gli anni trascorsi in cattività lo avevano fatto divenire per il mondo quel canale, a cui era destinato per nascita. In primo luogo, c’era stata la pulizia che doveva avvenire; Giuseppe non poteva essere stato colpevole del delitto di cui veniva accusato, ma era colpevole di aver provocato una divisione tra se stesso e i suoi fratelli. Inoltre, in questi anni, vissuti nella solitudine che era necessaria, perchè potesse scoprire ed elevarsi ad un nuovo livello spirituale. A causa del buio che aveva vissuto, Giuseppe avrebbe sempre avuto un forte apprezzamento per la Luce.

Questa porzione vuole insegnarci che quel ‘momento’ è la nostra visione, ma la visione del Creatore è l’unica e sola storia.

Pensiamo che le cose siano buone un momento e negative l’attimo successivo, non sapendo che ogni attimo non è né ‘buono’ o ‘cattivo’, ma semplicemente un passo nel nostro cammino verso l’illuminazione. Vediamo i singoli passi, ma Dio vede tutto il percorso, ed è quello che ci porta sempre più vicino a noi stessi e alla Luce.

Non è un caso che questa settimana sia anche l’inizio della stagione delle festività, un tempo di miracoli, e della luna nuova del Capricorno. Uno dei modi migliori per attirare i miracoli è quello di iniziare a riconoscere che tutto è un miracolo. Il sole che sorge al mattino, il respiro della vita grazie al quale ci è stato concesso un altro giorno, il bianco candido della neve caduta fresca o il verde ondeggiante del prato, o avere una persona che si prende veramente cura di noi, i bei momenti in cui si fa festa, e anche quelli non tanto facili, grazie ai quali si cresce – sono tutti miracoli. Tutto è parte del disegno divino attraverso il quale viene infusa Luce nella nostra anima.

L’energia di Miketz, combinata con l’energia della luna nuova e la festa di Chanukah, ci aiuta a vedere non solo le benedizioni nella nostra vita come miracoli, ma anche le sfide. Come Giuseppe, nei momenti più bui, anche noi espandiamo la nostra capacità spirituale. Con questa consapevolezza, possiamo fare un passo oltre quel momento e cominciare a vedere il disegno più ampio, e un giorno, l’intero quadro. Possiamo cominciare a vedere che tutto ciò che accade, non importa quanto inizialmente possiamo percepire, è davvero per il bene più grande.

Nella visione di Dio, non ci sono tenebre. C’è solo Luce.