Michael Berg

Giacobbe, nella Torah, è chiamato con due nomi: Giacobbe e Israele, il nome Israele  rappresenta un livello superiore al nome Giacobbe. L’Ohr HaChaim, Rav Chaim ben Attar, chiede perché la porzione di Vayechi, che parla dei 17 anni felici in cui Giacobbe si trovava in Egitto, si riferisce a lui come Giacobbe invece che Israele. La risposta è che il nome Israele, oltre agli elevati livelli spirituali che rappresenta, è indicativo dei tempi felici di Giacobbe. Ogni volta che Jacob era felice, veniva chiamato Israele e ogni volta che era triste, si chiamava Giacobbe.


Ci sono due parti nella nostra anima; ogni anima ha un “Giacobbe” e un “Israele”. La parte inferiore della nostra anima, con la quale viviamo per la maggior parte del tempo, si chiama Giacobbe, e la parte superiore della nostra anima, che è collegata alla Luce del Creatore, si chiama Israele. Quando la Torah menziona Giacobbe e Israele, la Torah in realtà parla di noi: la parte inferiore della nostra anima che sente tristezza e la parte superiore della nostra anima che prova gioia ed è veramente connessa alla Luce.

Nello Shabbat, ci viene detto che riceviamo un’anima aggiuntiva. Ma cosa significa? Che abbiamo l’opportunità di attrarre la parte più pura e più alta della nostra anima. E l’anima aggiuntiva che viene nello Shabbat ci collega al nome Israele; pertanto, è importante per noi capire che se siamo tristi nello Shabbat, allontaneremo l’anima aggiuntiva, la parte di livello superiore della nostra anima. Lo stesso valeva per Giacobbe; poteva manifestare la parte elevata della sua anima solo quando era gioioso.

Pertanto, uno dei doni dello Shabbat è che se siamo gioiosi, la parte perfetta di noi stessi, l’anima aggiuntiva, può scendere nella nostra vita. Ma, se siamo tristi o depressi nello Shabbat, non può.

Ci viene insegnato che bere qualcosa di caldo immediatamente dopo lo Shabbat aiuta la nostra correzione. Una sera dopo lo Shabbat, un grande kabbalista sedeva in meditazione. Dal momento che ci viene insegnato che bere qualcosa di caldo immediatamente dopo lo Shabbat aiuta la nostra correzione, uno degli studenti di questo kabbalista gli portò qualcosa di caldo da bere. I suoi occhi erano chiusi, raccolto in profondi pensieri. Dopo un’ora, la bevanda si raffreddò, quindi il suo studente gli portò un’altra tazza piena di qualcosa di caldo da bere. Anche questa bevanda si era raffreddata. Quando lo studente portò al kabbalista una terza tazza di qualcosa di caldo, vide il suo insegnante aprire gli occhi e gli chiese: “A cosa stavi pensando?”


Il maestro rispose: ” Ogni Venerdì sera, la parte perfetta della nostra anima scende nel nostro mondo e c’è una correzione. E’ la Luce che questa parte perfetta delle nostra anima spera e desidera che sia rivelata e manifestata!


Quando termina lo Shabbat, la nostra solita anima chiede all’anima supplementare, la parte perfetta di noi : Cosa devo realizzare? Devo correggere qualcosa? Se la risposta è sì, entrambe le parti dell’anima sono felici. Ma se la risposta è no, dopo entrambe piangono. Così, a volte, quando l’anima supplementare va via dopo Shabbat, si allontana con grande dolore perché non abbiamo corretto ciò che ci ha indicato, durante lo Shabbat. Se mai si potesse sentire il pianto delle anime, sarebbe impossibile da cancellare il suono dalla nostra mente, perché è terribilmente doloroso sentirlo.”

Il Kabbalista continua spiegando al suo studente: “Ogni Shabbat, attraverso la nostra connessione alla nostra Neshamà Yetara, la nostra extra anima, ci viene data la possibilità di fare una correzione. E se non ci sentiamo o non vogliamo risvegliare questa gioia, la parte perfetta della nostra anima, ci lascia. Quindi, è solo attraverso la gioia, durante lo Shabbat e anche durante la settimana che attiriamo a noi una piccola parte di quella parte perfetta della nostra anima. E per tutta la settimana, se siamo tristi, allontaniamo quegli elementi della nostra anima perfetta.”

Purtroppo, molti di noi sono così scollegati da entrambe le parti della propria anima che, dopo lo Shabbat non ascoltano o sentono niente. Ma la lezione è che ad ogni Shabbat, ci viene data un’incredibile opportunità di interagire con la nostra realtà perfetta, con la parte perfetta che ognuno di noi possiede.

Questo concetto di Giacobbe e di Israele, quindi, ci riguarda da vicino. Non possiamo essere chiamati “Israele,” se non siamo collegati alla parte perfetta della nostra anima. La lezione per noi è capire l’importanza della gioia, certamente durante lo Shabbat, ma anche per tutta la settimana. Quando capiamo questo a un livello più profondo, sappiamo che non possiamo fare alcuna correzione a meno che non siamo collegati alla parte perfetta della nostra anima, non possiamo fare alcuna correzione,se siamo tristi.

Nello Shabbat di Vayechi, ci viene dato il dono di connetterci al livello di Israele, e capire che, se vogliamo fare qualche correzione, dobbiamo essere veramente felici !