Michael Berg

Il Creatore dice ad Abramo, Lech Lecha, “Vai dalla terra” a Canaan, che è conosciuta come Israele. Dice: “Ti renderò una grande nazione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò quelli che ti malediranno. Lì ti farò prosperare. “Quindi, Abramo arriva a Canaan, ma la terra è colpita da una carestia e non sa cosa fare. Deve decidere se restare nella Terra Promessa o scendere in Egitto, dove c’è cibo. E sceglie di andare in Egitto, lasciando il luogo in cui il Creatore gli ha detto di andare, dove  avrebbe prosperato e ricevuto benedizioni.

È una comprensione interessante. Ad Abramo non solo fu detto di andare lì dal Creatore, ma gli  fu anche detto che lì avrebbe prosperato, quindi quando arriva la carestia, si crea, ovviamente, un’apertura al dubbio. Ed è quello che succede nel cammino spirituale; il dubbio è sempre lì. In effetti, prima di ogni importante benedizione, crescita o passaggio ad un livello successivo, ci sarà sempre un’apertura ai dubbi.

Questa scelta che Abramo fece di partire e andare in Egitto è una scelta di cui si è parlato e discusso, per migliaia di anni tra i cabalisti. È stata la decisione giusta o la decisione sbagliata? Avrebbe dovuto mantenere la sua certezza anche se stava vivendo la carestia e rimanere nella Terra di Israele? Avrebbe dovuto avere la certezza che si sarebbe verificato un miracolo per lui e che sarebbe stato in grado di sostenere se stesso e la sua famiglia? Oppure è stata la decisione giusta andare in Egitto? L’opinione di uno dei grandi kabbalisti spagnoli, Nachmanides, Ramban, era che qui Abraham fosse caduto e scendendo in Egitto, commise un errore. Avrebbe dovuto rimanere nella Terra di Israele e mantenere la certezza, e il miracolo del sostentamento sarebbe arrivato.

Quindi, come possiamo comprendere la decisione di Abramo? E, soprattutto, quale è la lezione per noi?

Per rispondere a questo vorrei condividere una sezione del Talmud, dove si dice che i saggi, le grandi anime, stavano discutendo il loro livello spirituale e dove si trovavano nel loro sviluppo e crescita. Ognuno di loro dice: “Rispetto a mio padre, sono come l’aceto al vino” e raccontano quanto fosse più elevato il loro padre di quello che loro erano e dove stessero cadendo. Tutta questa discussione è relativamente strana. Stiamo parlando di anime altissime, persone che si spingono per crescere e cambiare, eppure raccontano i loro fallimenti rispetto alle cose che i loro padri possono aver fatto, quando potrebbero facilmente fare le stesse cose. Pertanto, la domanda è: se questi saggi credevano che i comportamenti e le azioni dei loro padri fossero più elevate delle loro, perché non agivano in quel modo? La risposta ci porta a una comprensione molto importante: la verità.

Quando Rav Ashlag, il fondatore del Kabbalah Center, aveva circa sette anni, decise che non avrebbe mai mentito in vita sua. Egli insegna che una persona non può essere connessa alla Luce del Creatore se mente o vive nella menzogna. È una delle cose che mi ha raccontato mio padre Rav Berg quando ero molto, molto giovane. Allora, cosa c’è di meglio: agire come se fossi elevato, o mostrare e agire con il tuo vero io?

Quando i saggi dicevano: “Sono come l’aceto al vino rispetto a mio padre”, dicevano essenzialmente: “Sì, posso agire come ha fatto lui, ma non sono al livello in cui era. Pertanto, è meglio cadere ed essere sinceri piuttosto che mentire e agire elevati. ”Perché? Perché la verità è la base della nostra connessione con la Luce del Creatore.

Abramo sapeva che la cosa giusta da fare era rimanere a Canaan, ma sapeva anche che non aveva la certezza di cui aveva bisogno per risvegliare il miracolo del sostentamento per se e la sua famiglia. Quindi, disse che era meglio cadere e essere sinceri che dire una bugia; se il modo in cui parliamo o agiamo è diverso da quello che siamo veramente dentro, non siamo – o non possiamo essere – connessi alla Luce del Creatore. Quando i kabbalisti si riferiscono alla saggezza della Kabbalah, la chiamano Saggezza della Verità, perché non possiamo essere connessi alla Luce del Creatore, a questa saggezza, se esternamente, non stiamo agendo secondo la nostra consapevolezza  interiore. Pertanto, per Abramo, era meglio cadere e ritrovarsi un pò nell’oscurità in Egitto piuttosto che vivere e rimanere a Canaan dove non era la sua consapevolezza, il suo livello spirituale.

Da questo impariamo una lezione straordinaria. A volte è più facile, o pensiamo che sia meglio, agire secondo modalità che non ci appartengono, dire parole che non sono veritiere. Ma ricordiamo cosa ha detto Rav Ashlag: per essere connessi alla Luce del Creatore, è meglio essere più bassi, cadere ed essere sinceri, piuttosto che agire elevati e vivere qualsiasi grado di menzogna.

Quante volte ci comportiamo in modi non veritieri? Anche nelle cose spirituali, ci permettiamo di farlo. Tuttavia, qualsiasi parte di noi stessi, le nostre parole o le nostre azioni che non sono vere ci disconnettono dalla Luce del Creatore, anche quelle positive. Se facciamo azioni spirituali che non sono nostre non sono realmente ciò che siamo dentro, non porteranno Luce. Perché nulla è più importante dell’essere sinceri. Abramo sapeva che era sbagliato scendere in Egitto, ma disse: “Qui è dove sono adesso, ed è meglio vivere nella verità e cadere piuttosto che vivere una bugia”. È una comprensione molto importante che  ci è data in questo Shabbat, Lech Lecha.