Michael Berg

All’inizio della porzione Vayera, gli angeli, dopo essere stati nutriti da Abraham, gli dicono che tra un anno succederà un grande miracolo: lui e sua moglie Sarah, che hanno superato l’età fertile da lungo tempo e hanno cercato per tutta la vita di avere figli, avranno un bambino. Si dice che quando Sarah sentì questo, rise, e il Creatore si arrabbiò. “Perché Sarah sta ridendo di me …” dice il Creatore : “C’è qualcosa che Io, Dio, non possa fare?” Allora si dice che Sarah negò che stesse ridendo.

Qual è il segreto di questa storia?

I kabbalisti insegnano qualcosa di molto importante. Sappiamo che, perchè qualunque Luce possa essere rivelata, ci deve essere un vaso. Il vaso è un vero e proprio desiderio, o ancora più importante, la certezza che qualcosa possa accadere, o accadrà. Vi è una grande differenza tra desiderare che qualcosa accada, e avere la consapevolezza che può accadere.

Sarah sente il Creatore che, attraverso gli angeli, gli dice “sto per darvi la benedizione di un figlio.” Sarah non dubita per un secondo che la Luce del Creatore non possa farlo. Ma sa anche che quella grande benedizione potrà arrivare solo se c’è un vaso per accoglierla. E così dice al Creatore la verità – “Desidero questo. Non c’è niente al mondo che non darei per essere in grado di avere un figlio. Ma se devo essere sincera con me stessa, non ho nessuna consapevolezza che ci sia questa possibilità. “E così Sara chiede al Creatore di aiutarla, perché sa che non si può pregare per ciò che è impossibile, nella propria mente.

Il Creatore non è sconvolto da questa storia, ma, al contrario, il Creatore dice a Sarah, “Capisco che non hai il vaso per questo dono, e poichè mi stai chiedendo un cambiamento di coscienza per questo dono, io te la darò. “Il Creatore invia un cambiamento di coscienza a Sarah, in modo che lei possa davvero credere nella possibilità di poter avere un figlio. E così, lei sarà in grado di chiederlo, in modo da avere un vaso in cui ricevere tale benedizione.

E’ una visione completamente diversa della storia di Sarah e la sua interazione con il Creatore; lei, in realtà, non ha mai riso di questa possibilità, né tantomeno il Creatore si arrabbiò con lei perchè rideva. E’ stata ,semplicemente, sincera nella sua consapevolezza, dicendo al Creatore, “So che è possibile farlo, e io so che vuoi farlo. Ma devo essere sincera e guardarmi dentro e dire che non ho un vaso per questo miracolo, non ho una vera e propria consapevolezza che questo sia possibile per me”.

Sarah sapeva che, per quanto il Creatore volesse darle quella benedizione, fintanto che non avesse avuto una vera e propria consapevolezza nella sua mente, non poteva arrivarle.

E così chiese al Creatore di aiutarla a cambiare la sua consapevolezza. A queste parole, il Creatore impregna la consapevolezza di Sarah della possibilità di cambiare. Le dà il dono di un cambiamento di consapevolezza al punto di poter dire, per la prima volta nella sua vita, di credere nella possibilità di poter avere un figlio. E questo è tutto ciò di cui aveva bisogno, perché l’attimo in cui è giunta a questa comprensione, aveva il vaso. Pregando, ha attirato per lei e Abramo, la Luce della benedizione di un figlio. Questo è ciò che accade nello Shabbat Vayera.

Impariamo qulcosa di veramente importante: se desideriamo qualcosa per noi, e la desideriamo  più di ogni altra cosa nella nostra vita, non significa nulla se, non abbiamo il vaso o la vera certezza di averlo, o che possa accadere, e che sia possibile. Sarah è a conoscenza di questa realtà, e così dice al Creatore, dammela. Dammi il dono di una nuova consapevolezza. E il Creatore gliela dà. E così, lei ha il vaso, e, come tale, è in grado di pregare per sè, e di rimanere incinta.

Questa è una meravigliosa idea. Ma, nel grande disegno, cosa significa per noi? Quanti fra di noi vedono la propria vita come un modo per rivelare la Luce del Creatore in questo mondo, devono porsi una domanda: Sì, abbiamo il desiderio di rivelare pienamente la Luce in questo mondo, ma abbiamo davvero vera certezza che in realtà sia possibile? Se siamo onesti con noi stessi, la risposta è no. E questo va bene. Sarah lo sapeva; lei era onesta. Diceva, anche se lo desidero più di ogni altra cosa, non ho certezza che sia possibile nella mia realtà. Quindi, poiché aveva vera comprensione e aveva chiesto un dono al Creatore, e il Creatore le diede quel dono e lo cambiò per lei. E quindi, fu in grado di avere un figlio.

Questo è il dono di questo Shabbat – non desiderare miracoli; noi tutti desideriamo miracoli, ma questo desiderio non significa nulla se non abbiamo la consapevolezza che ciò che desideriamo è in realtà possibile. Abbiamo bisogno di sapere che, se non abbiamo un vero vaso, e non abbiamo vera consapevolezza, non possiamo arrivarci da soli. Ma in questo Shabbat possiamo dire al Creatore: “Io non ce l’ho, ti chiedo di darmela. Dammi la consapevolezza di questo miracolo o quel miracolo. E allora, io so che posso pregare per esso e riceverlo.”

Le benedizioni di tutti i miracoli che desideriamo sono già pronti. L’unica cosa che deve cambiare è la consapevolezza che può davvero accadere. E, se sapete di non avere questa consapevolezza, e in questo Shabbat la chiederete, sarà possibile riceverla. E, una volta che la riceverete, i miracoli possono accadere, come il miracolo di concepire un bambino come è accaduto a Sarah.

Questa è un’idea così bella, ma cosa significa per noi? Quelli di noi che vedono la propria vita come un modo per rivelare la Luce completa del Creatore in questo mondo e desiderano farlo, devono porsi una domanda: abbiamo realmente la vera certezza che sia effettivamente possibile? Se siamo onesti con noi stessi, la risposta è no. E va bene; Sarah lo sapeva ed era onesta. Ella disse: “Anche se lo desidero più di ogni altra cosa, non ho la certezza che sia una possibilità nella mia realtà”. E poiché aveva quella vera comprensione e chiese quel dono al Creatore, il Creatore gliela diede e la cambiò in lei.

Tale è il dono di Shabbat Vayera: non desiderare miracoli, perché tutti desideriamo miracoli, ma piuttosto la comprensione che il desiderio non significa nulla a meno che non abbiamo la consapevolezza che ciò che desideriamo è effettivamente possibile. Dobbiamo sapere che se non abbiamo quella coscienza, non abbiamo quella vera nave e non possiamo arrivarci da soli. Ma nello Shabbat Vayera possiamo dire al Creatore: “Non ce l’ho, per favore dammi la consapevolezza di questo miracolo. Allora, saprò che posso pregare per questo e riceverlo”. Le benedizioni di tutti i miracoli che desideriamo sono pronte. L’unica cosa che deve cambiare è la nostra consapevolezza e che può davvero accadere. E una volta capito che non abbiamo quella consapevolezza, possiamo quindi chiederla e ricerverla. Quindi, quando la riceviamo, i miracoli accadono, come fu il miracolo di un figlio per Sarah.