All’inizio della porzione di Shlach Lecha, Mose’ invia, “per bocca del Creatore”, le dodici spie nella la Terra di Israele. Il Rashi, il grande Kabbalista e commentatore, dice che queste spie, soprattutto le dieci che non ce la fecero, erano persone di grande livello. Nel momento in cui furono scelte per andare, erano persone molto elevate e spiritualmente importanti. Si trovavano in uno stato spirituale perfetto. 
 
Poi, leggiamo che le spie andarono e tornarono da Mosè e da Aronne. Il Rashi si chiede come mai venga detto contemporaneamente che andarono e tornarono.  La risposta, egli dice, serve a chiarirci che la loro consapevolezza quando andarono era la stessa di quando tornarono. Come sappiamo, la loro consapevolezza quando tornarono era negativa; perciò, Rashi ci sta dicendo che anche quando andarono la loro consapevolezza era negativa. 
 
Il che però ci confonde, perché il Rashi dice di loro che erano in uno stato spirituale perfetto quando furono mandati. Ma lui dice anche che mentre stavano andando la loro consapevolezza era già negativa. Allora, com’è questa cosa? Una persona non può avere una consapevolezza positiva e negativa nello stesso momento. Perché sembra che il Rashi stia dicendo che nello stesso momento in cui stavano andando nella Terra di Israele avevano una consapevolezza sia positiva che negativa? Un grande Kabbalista, il Maharal di Praga, spiega questa contraddizione con un insegnamento molto importante. 
 
Il Maharal ci dice che quando le spie furono inviate avevano una perfetta connessione spirituale e si trovavano in un perfetto stato spirituale. Ma una volta andate, non erano più solo messaggeri di Mosè e del Creatore, ma erano anche messaggeri del popolo. E sia che lo avessero scelto o no, una volta che divennero messaggeri del popolo, ne furono influenzati. Sia che lo sapessero oppure no, la loro consapevolezza iniziò a regredire nel momento in cui incominciarono a considerarsi anche messaggeri del popolo. 
 
Le spie avevano una domanda in testa. Qual era la loro motivazione? Perché stavano facendo quella cosa, perché stavano andando nella Terra di Israele? Ci stavano andando perché li aveva mandati il Creatore? Ci stavano andando perché li aveva mandati Mosè?  O ci stavano andando perché erano stati gli Israeliti a mandarli? Qualcuno potrebbe chiedersi che differenza avrebbe fatto sapere chi li avesse mandati, se per loro era la cosa giusta da fare, ma, il Maharal ci dice che la motivazione delle spie è fondamentale. 
 
Sebbene le spie sapessero di essere mandate da Mosè e dal Creatore, nella loro consapevolezza sapevano di essere mandati anche dagli Israeliti; perciò, il loro desiderio non era di fare soltanto ciò che Mosè ed il Creatore volevano che facessero nel corso della loro missione, ma vi era compreso anche il desiderio di tutti i loro amici, dei vicini e delle famiglie che volevano che andassero e ritornassero indietro per raccontare loro cosa succedeva laggiù. Le spie aggiunsero alla loro motivazione ciò che ognuno voleva e perciò, in quel preciso istante, iniziarono a regredire spiritualmente. 

Da questo impariamo che, sia che ci piaccia o no, facciamo nostro lo stato spirituale di qualunque persona ci motivi. E non è detto che succeda necessariamente sempre in un istante; in questo caso servirono 40 giorni perché avvenisse la regressione. Ma quando le spie accettarono come parte della loro motivazione il fatto che anche il resto degli Israeliti volevano scoprire cosa succedeva in quella Terra, essi diventarono come gli Israeliti. A quel punto, le spie non riuscirono più a controllare ciò che diventarono. Perché noi diventiamo come coloro che ci motivano. 
 
Nel momento in cui le spie ricevettero l’incarico, quando Mosè andò a dirgli che avevano un compito importante da compiere, erano uomini perfetti, perché coloro che li mandavano – Mosè ed il Creatore- erano perfetti. Ma poi gli amici delle spie incominciarono a dire loro che erano felici che andassero, perché anche loro volevano sapere. Allora, la motivazione delle spie divenne anche quella di compiacere ed esaudire il desiderio degli altri. Così facendo, fecero propria la consapevolezza degli altri
 
E fu questo punto, ci dice il Maharal, che le spie divennero negative. Perché, e questo vale per tutti, se siamo motivati da una persona negativa ed imperfetta, allora siamo già imperfetti, anche se un momento prima non lo eravamo. E questo è pazzesco, perché noi non possiamo neanche avere la minima idea dello stato di perfezione spirituale in cui si trovavano le spie. Questi uomini erano completamente perfetti, completamente giusti, e quando Mosè dice loro che il Creatore vuole che adempiano a questo compito, rimasero perfetti ed entusiasti di farlo. 
 
Ma poi ascoltano anche tutti gli altri Israeliti che volevano che andasseo, e così le spie dicevano che lo avrebbero fatto anche per loro. E, poiche’ avevano anche la motivazione di soddisfare il desiderio degli Israeliti, questo li fece diventare negativi. La loro consapevolezza, la loro connessione inizio’ a regredire in quel momento. Questa è la ragione per cui possiamo dire che la consapevolezza delle spie anche durante l’andata era già negativa. Mosè gli diede l’incarico, essi sono perfetti. Il Creatore gli diede l’incarico, essi erano perfetti. Ma anche gli Israeliti vogliono che essi vadano, e le spie accettarono anche la loro motivazione, diventando così imperfetti, ed iniziando il loro processo di regressione. 
 
Noi parliamo sempre di consapevolezza, ma credo che nessuno di noi ne apprezzi del tutto il suo vero potere. Quando facciamo qualcosa sappiamo che la consapevolezza è qualcosa di importante che si aggiunge all’azione. Ma qui vediamo qualcosa di completamente diverso. La persona che compie un’azione può essere perfetta. Però, se c’è anche una cosa minima che si aggiunge in ciò che motiva questa persona a compiere un’azione perfetta, non solo la distrugge, ma la rende completamente negativa e porta solo morte e distruzione. 
 
Qulunque sia stato in precedenza il nostro pensiero sulla consapevolezza, e spero che sia questo da adesso in poi, noi potremo iniziare a cambiare. Spero che, con questo insegnamento, ora noi potremo arrivare ad avere una comprensione più profonda. Le azioni sono solamente strumenti per la consapevolezza; non si tratta mai dell’azione in sé. Spesso, poiché viviamo nel mondo fisico, abbiamo bisogno delle azioni e di strumenti perché ci aiutino ad elevare la nostra consapevolezza. Ma non e’ solo una questione di consapevolezza, come vediamo qui. Questi uomini perfetti, scelti dal Creatore e da Mosè, stavano compiendo un compito perfetto. Ma poiché ci fu questa piccola aggiunta nella loro motivazione in merito a quello che volevano anche gli Israeliti, quest’aggiunta li distrusse, distrusse la loro azione e portò morte e distruzione. Questo, concetto e’ straordinario.