Nella porzione Chukat, Mosè raduna intorno ad una roccia gli Israeliti che si stanno lamentando perché non hanno niente da bere. Il Creatore dice a Mosè di parlare alla roccia, che darà la sua acqua, invece lui la colpisce due volte. Allora il Creatore dice a Mosè e ad Aronne, ya’an lo he’emantem bi lehakdishemi, che vuol dire, “poiché non hai avuto fiducia in Me, tu non porterai questa gente nella Terra di Israele”. 

Ogni anno quando arriviamo a questa porzione, cerco di trovare un modo nuovo e più profondo per guardare a questa storia, e sono eccitato all’idea di condividerne un insegnamento che non solo è bellissimo e potente, ma è anche pratico. 

Nella Midrash, c’è una storia che racconta di quando Abramo mandò via suo figlio Ismaele con sua madre. Questa donna si ritrova nel deserto, non vede alcuna sorgente d’acqua e pensa che morirà di sete. Ma poi la storia dice che il Creatore le apre gli occhi, così ella vede una sorgente d’acqua. La Midrash ci dice di ricordare questa frase, “tutti devono sapere di essere ciechi fino a quando il Creatore non apre i loro occhi”. 

Il concetto è che noi siamo costantemente ciechi, il che significa che, in tutta verità, noi non comprendiamo o non vediamo niente. Anche se la nostra mente cosciente e logica sta cercando di dirci che noi vediamo, comprendiamo e sappiamo, è tutta una bugia. Noi non abbiamo idea di cosa stia succedendo fino a quando il Creatore non ci apre gli occhi. Dobbiamo vivere la nostra vita sapendo che il 99,9% delle volte vediamo bugie ed illusioni; tuttavia, ogni tanto il Creatore ci apre gli occhi. 

Tutto ciò di cui una persona possa aver mai bisogno è lì presente. Ogni volta in cui una persona si preoccupa se riuscirà ad avere dei soldi, a dar da mangiare ai suoi figli, e così via, la soluzione, l’aiuto, sono già lì. Qualunque sia il problema che pensiamo dì avere, la soluzione è già lì davanti ai nostri occhi. Se abbiamo una mancanza nella nostra vita, l’appagamento di questa mancanza esiste di già allo stesso tempo, ed è davanti ai nostri occhi. Ma poiché viviamo nell’illusione di questo mondo, non riusciamo a vederla. 

Però, se iniziamo a riconoscere che è già lì, proprio come successe con la madre di Ismaele, quando la sorgente d’acqua era già lì, ma lei non riuscì a vederla fino a quando il Creatore non le aprì gli occhi, dobbiamo capire che qualunque mancanza abbiamo, qualunque problema abbiamo, qualunque sia la situazione in cui ci troviamo, l’appagamento di quel bisogno è già lì, proprio adesso, ma noi siamo ciechi e non lo vediamo. E poi, quando meritiamo che la Luce del Creatore ci apra gli occhi, improvvisamente vediamo che è tanto facile; pensavamo di dover fare tutte queste cose difficili per trovare la soluzione, ma era già lì. 

E allora, cos’è successo nella porzione di Chukat? Il Creatore voleva che gli Israeliti stessero davanti alla roccia in mezzo al deserto e dicessero, “Noi abbiamo la certezza che qui c’è l’acqua”, anche se erano nel deserto davanti ad una roccia asciutta. Anche se lì non c’era acqua, e la loro mente logica stava dicendo loro che sarebbero morti tutti, il Creatore aveva bisogno che si trovassero in questa situazione di consapevolezza elevata, in cui sapevano che se avevano sete e avevano bisogno di acqua, l’acqua era proprio lì. 

Se gli Israeliti fossero arrivati a questa consapevolezza, evitando di colpire la roccia, Mosè non avrebbe neanche dovuto parlare. L’acqua avrebbe incominciato a scorrere. Ma poiché gli Israeliti pensarono, “Siamo nel deserto seduti davanti ad una roccia asciutta, moriremo tutti”, l’acqua non venne fuori. Mosè non aveva proprio il compito di portare loro l’acqua; il problema non era che gli Israeliti non avevano l’acqua, il problema era che avevano una bassa consapevolezza. Non sapevano che la soluzione a qualunque loro mancanza era già davanti ai loro occhi. Perció, il problema fu che Mosè non riuscì ad elevare gli Israeliti a questo livello di consapevolezza. 

Perché gli Israeliti si ritrovarono nel deserto senz’acqua? Tecnicamente, potremmo dire, perché Miriam era morta e la sorgente di Miriam era scomparsa. Ma il punto più profondo è che erano pronti per una elevazione. Erano pronti per un livello superiore di consapevolezza. Ed il Creatore diede loro un’opportunità, che loro non colsero, come spesso succede anche a noi. 

Da tutto questo, noi impariamo due insegnamenti incredibili. Per prima cosa dobbiamo sapere di essere ciechi. Quasi tutto ciò che vediamo in questo preciso momento non è vero, e se lo meritiamo, una volta ogni tanto, il Creatore ci apre gli occhi. Vediamo un pochino di verità qua e là, ma per la maggior parte delle volte dobbiamo accettare che molto di quello che vediamo non è vero. La seconda cosa è il concetto che la risposta di cui abbiamo bisogno in ogni preciso momento per qualsiasi cosa è già qui presente. La soluzione, l’aiuto sono già qui presenti. E se abbiamo questa consapevolezza, vediamo questa soluzione perché ci viene rivelata. 

Invece, se non abbiamo questa consapevolezza, non ci viene rivelata. Mosè aveva il compito di portare gli Israeliti a dire, “Eleviamo adesso la nostra consapevolezza. Siete nel deserto, vedete una roccia asciutta, questo è ciò che la vostra mente logica vi sta dicendo. Ma adesso elevatevi da questo punto e sappiate che c’è dell’acqua in questa roccia proprio adesso. Perché? Perché se ne avete bisogno, ci deve essere”. 

Se gli Israeliti si fossero elevati a questo stato, l’acqua sarebbe sgorgata fuori; non ci sarebbe stato alcun bisogno che Mosè parlasse alla roccia o che la colpisse. La soluzione – l’acqua di cui avevano bisogno – era lì e poi sarebbero entrati nella Terra di Israele, Mosè sarebbe entrato nella Terra di Israele e si sarebbe realizzata la Fine della Correzione. Di conseguenza, nello Shabbat Chukat, c’è una sovrabbondante elevazione di consapevolezza che vogliamo comprendere. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è già qui, e la forza di questa consapevolezza è il modo per manifestarlo.